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Sua Maestà Carla Fracci accolta al Leone da Perego , si è raccontata ed ha raccontato. “Passo dopo passo. La mia storia” organizzato dall’ International Dance Network. I gioielli di Andrea Paternostro hanno dato ancora più valore all’Etoile

Legnano – “Ma cosa ci fai tu qui?” La signora alla mia destra si volta e risponde alla voce femminile: “Ho accompagnato mia figlia, ha fatto danza per sei anni, non potevamo perderci questa occasione, dovevamo assolutamente esserci”. Il qui e ora è Palazzo Leone da Perego, la sera del primo novembre. L’imperativo categorico che ci porta ad essere stipati nella sala dedicata alle conferenze, la ragione per cui facciamo gomito a gomito con il vicino per occupare l’ultimo centimetro di parete libero è: Sua Maestà Carla Fracci.

Trasformatasi in cometa per una sera, ha attraversato la città di Legnano, la sua presenza si inserisce all’interno degli eventi organizzati da International Dance Network, il festival dedicato alla danza e al territorio, diretto da Alessandro Pettinicchio in collaborazione col Comune. L’intervista all’Étoile trae spunto dal libro Passo dopo passo. La mia storia edito da Mondadori nel 2013. Si ripercorre la carriera della ballerina: “Dal Giappone all’Australia alla parola danza si associa il suo nome” dice l’intervistatore da dietro al microfono; “Ancora oggi mi stupisco, – risponde la Fracci – mi mette in imbarazzo essere nota, parlano di me, dicono di me, ma io non me ne capacito. Quando ho cominciato a danzare non sapevo fin dove sarei arrivata, vi confesso che da piccola speravo di diventare una parrucchiera, poi certi incontri hanno cambiato la mia vita. Ripenso a Margot Fonteyn, quando la vidi per la prima volta in me scattò qualcosa, seguii il suo esempio e mi misi a lavorare duramente; a volte non tutto quello che facevo usciva in modo naturale, ma non ho mai smesso di impegnarmi. Per me è sempre stato un lavoro.”

Per dovere di cronaca mi pare giusto ricordare anche cosa disse di lei Eugenio Montale, ai più noto per “l’hobby della scrittura”, definendola: “L’eterna fanciulla danzante”.

Carla Fracci rappresenta il coraggio, in qualche modo è stata anche una pioniera, ha capito che la danza doveva essere portata nelle piazze, ha capito che era un bene collettivo, sottraendola così alla sola dimensione elitaria.

“Ogni tanto mi chiedo: ma come sono riuscita a fare tutte queste cose? E non mi so dare una risposta. Quello che so è che ci vuole grinta, prima di andare in scena, prima di incontrare il pubblico, anche per attraversare il mondo e lavorare con compagnie diverse. Di fronte ai nuovi colleghi cercavo sempre di avere garbo e comprendere le loro esigenze; poi, col tempo, ho affinato il senso critico, desideravo che anche loro comprendessero l’importanza di portare in scena non solo il lavoro tecnico e fisico, ma anche quello mentale; tutta la psicologia che si nasconde dietro ai personaggi di uno spettacolo”.

E a proposito di personaggi, l’interlocutore le fa notare che, tra gli oltre duecento ruoli interpretati, nell’immaginario collettivo è rimasta “La” Giselle: “Vero, ma non bisogna mai essere un personaggio stereotipato -prosegue- la parte resta uguale, è l’interpretazione che ogni sera deve cambiare, la musica va vissuta in modo sincero. Sempre.”

Una domanda viene rivolta anche Beppe Menegatti, regista teatrale italiano, nonché marito della ballerina dal 1964: Cosa è Carla? “Risponderò alla domanda servendomi di due citazioni, la prima viene da Madre Teresa di Calcutta, che mi affidò il compito di consegnare a Carla una cartolina, riportava: “Cara signora Fracchi -poiché non sapeva scrivere – poni nella tua danza l’idea di Dio; così, coloro che verranno a vederti avranno l’occasione di avvicinarsi al Signore”. La seconda riguarda un aneddoto avvenuto un paio di sere fa, quando si rientrava a piedi dal Teatro alla Scala, un tassista, tirando giù il finestrino, ha urlato: “Carlaaaaaa!”” e nel concludere imita il gesto del pollice all’insù, dimostrando, ancora una volta, l’conicità senza tempo della moglie.

Sul placo, i gioiellieri del negozio “Andrea Paternostro” omaggiano la Signora della Danza con una statua d’argento raffigurante la Dea della Fortuna; il Sindaco di Legnano, Giambattista Fratus, e l’Assessore alla Cultura Franco Colombo le porgono un mazzo di fiori. Ma il regalo più grande l’ha fatto lei, al pubblico, durante la serata: “Si vive in un mondo con l’idea che tutto debba essere fatto velocemente. Non è vero, è ciò che fanno apparire, ciò che ci vendono. Ogni passione richiede cura, impegno e tempo. Provateci. Credeteci”.

Galleria Fotografica di Sergio Banfi

Agnese Giardini

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